Lost Tapes Vol. 6: Luciano Zotti

Livio Minafra

Lost Tapes Vol. 6: Luciano Zotti

LUCIANO ZOTTI

La guerra era appena finita e Luciano, assieme alla sorella Lucia, appena adolescenti, allietava la Bari bene con numeri e canzoni. Luciano suonava fisarmonica e pianoforte, Lucia cantava. Non di rado si univa un allora giovanissimo Dino Blasi alla chitarra. Luciano era nato a Bari il 7 gennaio 1934 ed era un eclettico: Jazzista, arrangiatore, compositore, band-leader, poeta, pittore. Si era diplomato in pianoforte con Nino Rota il 12 settembre 1953 al Conservatorio di Bari ed aveva fatto anche studi di composizione. E’ del ‘57 la sua prima composizione giunta a noi e stampata dalla Ditta Carlo Salvati cui seguirono molti altri brani. Nel 1960 mise su anche il suo primo gruppo musicale “I 5 del Sud”. Queste due condizioni lo fecero conoscere in ambiente musicale nazionale e dopo poco la sua vita cambiò radicalmente con Milano, dapprima con Le Edizioni Musicali Club, dove collaborò e suonò stabilmente con il gotha del jazz milanese e non solo, da Oscar Valdambrini a Glauco Masetti, da Eraldo Volontè a Gianni Basso e Gianni Bedori “Johnny Sax”, e poi nel 1964 con Carlo Alberto Rossi, l’uomo che “mise lo smoking alla canzone italiana”, il compositore di E se domani, Amore baciami, Mille bolle blu, ‘Na voce ‘na chitarra… Per una decina di anni divenne Direttore Artistico della Fonorama, lo studio di Rossi, in qualità di arrangiatore, direttore d’orchestra, solista ed anche compositore. Partecipò a numerosi Festival di Sanremo come arrangiatore e direttore d’orchestra e collaborò con grandi nomi tra cui, tra gli altri, Mina, Mia Martini e Sara Vaughan. Alla Fonorama lo ritroviamo in centinaia di sedute di registrazioni con amicizie di pregio come quella del “Duke Ellington italiano”, il compositore ed arrangiatore Enzo Ceragioli, oltre a Valdambrini, Basso.. e naturalmente i cantanti di grido dell’epoca.

La vita di Luciano è stata un’ascesa incredibile e poi una lenta, inesorabile discesa; la sua sensibilità e timidezza, il suo talento al cospetto di grandi formazioni e responsabilità cedettero all’alcool come rifugio. Nel 1974 si trasferì in Australia assieme alla famiglia. Scelta infausta. La musica e la composizione non lo avrebbero mai abbandonato, ma nulla era come prima.

Diceva Luciano «Un suono, benché astratto, è un elemento più che mai preminente nei confronti dell’umanità tanto da sfiorare il concreto. Si manifesta attraverso la vibrazione dei corpi stimolati al movimento dall’uomo o da elementi naturali: il vento ad esempio. L’uomo ha imparato a controllare questo fenomeno sin dai più remoti tempi della preistoria: da tale controllo, stimolato dal bisogno dell’essere umano di estrinsecare le proprie emotività, ne è nata la musica». Nel 1990 Carlo Alberto Rossi e Luciano Zotti ebbero modo di collaborare un’altra volta, seppure brevemente: «Caro Luciano, tu non immagini come sia felice per aver, il Destino, fatto intrecciare ancora le nostre strade professionali. Quando te ne andasti dal Fonorama lasciasti un grande buco che non è mai stato colmato… La tua preparazione musicale ed il talento innato sono doti che raramente ho riscontrato in altri collaboratori». Luciano Zotti si spense a Sydney il 5 gennaio 1998 a soli 64 anni.

CD 1 – LUCIANO YESTERDAY

Per la prima volta insieme una selezione dei suoi lavori. Questo cd raccoglie infatti perlopiù i tesori registrati al Fonorama con Carlo Alberto Rossi di cui ringraziamo il figlio Giorgio per la gentile concessione. E’ un viaggio della musica leggera d’autore dell’epoca con elementi di jazz fini e sapienti. Una musica profonda, sinfonica, mai banale. Ritroviamo Luciano al pianoforte e alla melodica. Lo apprezziamo come fine arrangiatore di orchestra ritmo-sinfonica, lo apprezziamo come compositore di canzoni e lo apprezziamo anche per il suo amore con i bambini, come dimostra “Il Semaforo” allo Zecchino d’Oro/Rai del 1968. Infine due chicche: la sua voce “pescata” da una selezione di alcune trasmissioni radiofoniche che teneva in Australia negli anni ‘80 e una simpatica sigla della Caravella/Rai del ‘72 recuperata da Riccardo Tritto.

CD 2 – LUCIANO TODAY

Luciano Zotti, tra i padri del jazz a Bari, accanto a Bruno Giannini. Maestro d’arrangiamento di Dino Blasi. Ho chiesto perciò al meglio del jazz a Bari di “adottarne un brano”, per conoscere e suonare Luciano Zotti. Pochi di loro lo avevano infatti appena sentito nominare, salvo dopo averlo interpretato, sentirlo come un padre. Magia. Atemporalità. Radici. Passato e presente che si ricongiungono. Memoria. Composizioni dal 1957 al 1998. Una scrittura densa, dallo stride organ di “Freddo” interpretato da Carlo Maria Barile al cool della maggior parte dei brani come “Ice Ball” scelto dal Vito Di Modugno ensemble (con tra gli altri il grande Pino Di Modugno, classe 1934), o “Bizzarre” eseguito dal Bruno Montrone 4tet o “Teorema” affidato al Nico Marziliano trio; dal mambo “Guiros” affrontato dal fisarmonicista Vince Abbracciante, al mambo impressionista “Marimba” reinventato da chi scrive. Dagli echi morriconiani di “Saratoga” interpretata dal Guido Di Leone trio al mingusiano “Fire” guidato da Gino Palmisano ed rafforzato da Maurizio Quintavalle al contrabbasso; dal gasliniano “Divagazioni” individuato dal Vito Liturri trio al sinuoso “The world goes around” cantato da Gianna Montecalvo per finire al “Cha cha cha Sentimentale” rivisitato del pianista Mirko Signorile. Per non parlare degli intensissimi “Jazbo”, che potrebbe significare, boh dov’è il jazz, scritto appena emigrato in Australia nel ’74 e il toccante “Samba’s Gold”, scritto in punto di morte nel ‘98, testamento musicale della poetica di Zotti. Ogni artista interpellato ha interpretato Zotti controfirmandolo col proprio tocco e la propria sensibilità. Luciano Zotti today. Una carezza per un artista da oggi non più dimenticato. Bello inoltre pensare alle frequentazioni di Zotti. Basti pensare al primo solo di Mike Rubini che fu scritto da Glauco Masetti; così come lo special sempre di “Stile”, interpretato da Di Leone e Rubini, scritto originariamente da Eraldo Volonté come assolo per sax tenore. Bello anche ritrovare tutti insieme in un definitivo abbraccio il figlio Alfredo Zotti, oggi 64enne, con la sua band dall’Australia che suona “Logaritmo” assieme a sua zia Lucia, sorella di Luciano, che canta coi suoi splendidi 84 anni “Se tu vuoi così”, accompagnata dal genero Michele Biancofiore. Bello anche riascoltare la sua voce da speaker. Bello riascoltare una delle sue poesie, “Momenti”, assieme ai celesti archi di “Jazbo” suonati da Leo Gadaleta. Bello vedere uno dei suoi dipinti, Il Velo. Si perché Luciano dipingeva anche! Infine mi commuove immaginare, idealmente, un altro grande del jazz barese, Davide Santorsola, presente in questo cd indirettamente, attraverso uno dei suoi allievi più vicini, Bruno Montrone.

Grazie amici. Grazie Alfredo e Lucia. Grazie Luciano.

Livio Minafra, 15 gennaio 2021

Livio Minafra

«Quella di Minafra ė una musica di scambio e contaminazione, ricca di echi orientali, di contenuti minimalistici, dai rimandi etnici, definirla jazzistica può starci ma per certi versi è definizione limitativa. Certo ė che l’improvvisazione, l’istantaneità ne rimangono le travi portanti» dice di lui il giornalista Amedeo Furfaro.

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